Vogliamo restare!

Oltre 300 studenti e lavoratori si sono riuniti alla Fortezza da Basso a Firenze, in un’assemblea di 5 ore, a parlare di precarietà, welfare, innovazione, nuovo modello di sviluppo.
In un dibattito pubblico lontano anni luce dalla realtà, schiacciato tra tecnocrazia e populismo, ci mettiamo in rete per superare la retorica della generazione perduta che rivendica le briciole di un sistema di welfare in rovina e lanciare invece una sfida di lavoro a lungo termine per un cambiamento profondo della società.
Cambiare il paese per non dover cambiare paese significa prendere coscienza come generazione del proprio ruolo di forza produttiva del paese, di risorsa necessaria a qualsiasi percorso di uscita dalla crisi, e farsi carico di questo ruolo senza paura, rivendicando gli standard di dignità e diritti necessari a non dover emigrare e a mettersi al servizio di questo percorso.
Dalle decine di interventi che si sono susseguiti è emerso un quadro ampio e composito di esperienze, analisi e proposte. Per tutti, la battaglia contro la precarietà, contro l’attacco ai diritti del lavoro e per la costruzione di un nuovo welfare universale si lega con un forte processo di innovazione, che coinvolgendo scuola, università e ricerca, comunità locali e forze sociali in un percorso di pianificazione democratica e partecipata, ponga le basi per un nuovo modello di sviluppo, basato sulla giustizia sociale e ambientale.
Il percorso lanciato oggi vuole essere anche un contributo al dibattito politico del nostro paese, per chiedere una vera e propria inversione di tendenza sul tema del lavoro, delle politiche giovanili e culturali, del welfare e della precarietà. Troppo spesso queste parole sono ridotte a mera retorica elettorale, la nostra campagna ha l’obiettivo di imporre alla politica la necessità di prendere provvedimenti veri e efficaci, invece di utilizzare la nostra generazione solo in una logica di contrapposizione generazionale o guerra tra poveri.
Da oggi non stiamo più zitti, da oggi vogliamo essere protagonisti. Da oggi parte il nostro percorso: nelle prossime settimane formeremo comitati territoriali in tutta Italia, nella difficile operazione di organizzare i disorganizzati, attraverso vertenze locali e regionali, attraverso la partecipazione a percorsi già in campo come la legge di iniziativa popolare per il reddito minimo e il referendum su articolo 8 e articolo 18, attraverso la scambio di esperienze e buone pratiche, attraverso un percorso di dibattito ed elaborazione per dotarci delle proposte e degli strumenti necessari a costruire un paese più giusto, da cui non si sia più costretti a scappare.






