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January 18, 2012

FESTA DI TESSERAMENTO!

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L’Associazione Studenti Universitari organizza la sua festa di tesseramento!

25/01/2012 ore 20.30

Musica live!
Gli Special Guest suoneranno dalle 21: jazz fusion e funky jazz.

Poi la serata proseguirà con il live set Cool: spring!

INGRESSO GRATUITO CON TESSERA ARCI!
PER I PRIMI 100 TESSERE IN OFFERTA A 8,50€!

Info: ASU, via Santa Sofia 5, Padova. Tel. 0498753923
Cell 3282705360 Mail asudipadova@gmail.com

c/0 circolo Fahrenheit 451
Via Niccolò Tommaseo 96a
35131, Padova (PD)

 

January 14, 2012

Sì al DES, no al ghetto del casin

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Di ieri la notizia che un bar gestito da due giovani di meno di trent’anni non ha potuto aprire pur avendo i permessi. Il fatto è avvenuto nei pressi dell’ormai famosa via Bernina, nel quartiere Arcella di Padova. Ricordiamo che da un anno fa ad oggi nella zona sono stati chiusi uno alla volta i diversi locali con orari di apertura fino alle 2 di notte ove rifluivano i giovani cacciati dal centro a causa della chiusura obbligatoria alle 24.

Il fatto è increscioso per due motivi: il primo è la totale incapacità di cogliere che se un quartiere è vissuto è più sicuro: tutte le statistiche riguardanti il legame tra la presenza di locali aperti in una zona residenziale in orari notturni e la sua sicurezza lo danno per assodato, non comprenderlo è una visione ideologica della sicurezza, che fa a pugni con la realtà.

Il secondo è che, in un tempo di crisi economica e di difficoltà di accesso al mondo del lavoro, sia impedito a giovanissimi che tentano di proiettarsi nel mondo del lavoro di aprire un locale, tanto più che esso aveva finalità socio-culturali, e non prettamente lucrative.

Purtroppo il Comune di Padova, ed il Sindaco in primis, si dimostrano ancora una volta miopi rispetto al ruolo dei giovani per la città: importatori di ricchezza, impegnati nel volontariato, costruttori di nuove buone pratiche da cui tutti i cittadini poi traggono guadagno. Amministrare una realtà urbana significa rendere dialoganti le sue parti, non favorire chi vota creando un clima di tensione e di sospetto, educare alla condivisione dello spazio e del tempo, non sfruttare i pregiudizi e le lamentele.

La risposta del Segretario del PD Ruzzante, interpellato dopo la vicenda, purtroppo è sempre la solita: spostiamo la vita notturna in Corso Australia. Non concordiamo per una serie di motivi: innanzitutto perché non si può amministrativamente spostare soggetti e progetti da un capo all’altro della città pensando che siano altrettanto validi; in secondo luogo sottrarre i giovani alla vita della città rende difficile la sopravvivenza dei moltissimi esercenti che con questi lavorano; in terzo luogo è facilmente dimostrabile che la zona di via Bernina (vicina al retro di un’importante stazione, tra due grandi arterie di traffico, con ampi spazi inurbati non sorvegliati ed adeguatamente illuminati) diventerà nel giro di due anni una centrale dello spaccio e della prostituzione, con un aumento dei reati di violenza personale, proprio a causa dell’allontanamento dei giovani per via dei loro schiamazzi. Questa evoluzione, oltre ad essere molto documentata nella letteratura specialistica, si è già verificata in altre zone della città, come al Portello, dove i residenti hanno più volte scritto in siti e quotidiani che il quartiere era molto più sicuro quando c’erano i locali e gli studenti la sera. Si aggiunga che una grande concentrazione di locali notturni finalizzati esclusivamente al chiasso ed alla vendita di alcolici, non legati ad esperienze di promozione sociale, presso un’arteria a quattro corsie con un enorme parcheggio, può divenire un grave pericolo per la sicurezza.

Riguardo Corso Australia è presente in Consiglio Comunale un bellissimo progetto di recupero dell’area dell’ex-macello, ad opera del Distretto di Economia Solidale di Padova, che vorrebbe farne un luogo di socialità, di cultura, di impegno, una vera e propria cittadella dell’economia e della vita sostenibile, con un parcheggio scambiatore per biciclette (eliminando molto traffico in accesso al centro attraverso la pista ciclabile), decine di sedi di associazioni di promozione e volontariato, e un locale volto alla promozione di prodotti ed artisti locali e sconosciuti. Un progetto di recupero dell’area, ad oggi totalmente degradata, capace di ridare vita ad uno spazio attualmente sottratto alla vita della città, fatta esclusione per la solitaria presenza di Altragricoltura, che già da sola da anni rema in questa direzione.

Per quanto riguarda gli spritz, come diceva Zanonato meno di dieci anni fa in campagna elettorale, “sono un fattore di coesione sociale”, l’unica soluzione è rendere ai locali il diritto di tener aperto fino alle 2 di notte, responsabilizzando, anche con sanzioni in termini di orario, ma selettive, gli esercenti, e di spingere le realtà studentesche e i comitati di quartiere a confrontarsi e collaborare per il benessere di tutti.

ASU – Associazione Studenti Universitari

November 4, 2011

CALCOLO ISEE: ANCORA TRE SETTIMANE PER PRESENTARLO

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Il calcolo dell’ISEE non è semplice da realizzare, ed è l’unico modo per pagare le tasse universitarie in proporzione al tuo reddito.

Porta i tuoi documenti in ASU (via S.Sofia, 5) e te lo fanno gratis!

Di seguito tutte le indicazioni.

Cos’è l’ISEE?
È un’autocertificazione necessaria a stabilire il tuo reddito familiare

A cosa serve calcolare l’ISEE?
Serve a definire in che fascia di reddito entri, e quindi quanto spendi di tasse nella seconda e terza
rata. A seconda del tuo ISEE viene definito quanto devi pagare.

Cosa succede se non lo presento?
Vieni inserito automaticamente nella fascia più alta di reddito e paghi una maggiorazione di 300€
all’anno.

È difficile calcolarlo?
Da soli sì. Però con il nostro servizio portando pochi semplici documenti potete averlo calcolato
semplicemente e gratis.

Chi ve lo calcola qui?
Il servizio è una collaborazione ASU – Associazione Studenti Universitari; SdS – Sindacato degli
Studenti; CAF SDB – Sindacati di Base. Il calcolo dell’ISEE è effettuato da tecnici del CAF.

Quando devo portare i documenti?
Ogni giorno tra le 10 e le 20 dal lunedì al venerdì. La compilazione viene fatta ogni giovedì mattina
qui in via Santa Sofia, 5.

Quand’è il termine ultimo?

L’ISEE dev’essere consegnato entro il 30 Novembre, quindi devi venire a far pervenire tutti i
documenti entro la mattina di giovedì 24 Novembre.

Che documenti devo consegnare?
* codici fiscali di tutti i membri del nucleo familiare;
* per tutti i familiari con redditi di lavoro Modello 730 o Unico o Modello Cud rilasciato dal datore
di lavoro o dall’ente pensionistico.
* certificazioni emesse dall’Inps con importi disoccupazione ordinaria o agricola;
* certificazioni emesse dall’Inps con importi integrazione salariale (malattia o infortunio);
* documentazione attestante l’importo del patrimonio mobiliare posseduto al 31/12/2010 (depositi
bancari e postali, titoli di stato, obbligazioni, BOT, CCT, buoni fruttiferi, fondi d’investimento,
forme assicurative di risparmio, etc.) e denominazione dei soggetti che lo gestiscono (nome della
banca, codice ABI, posta, etc.);
* certificati catastali o altra documentazione sul patrimonio immobiliare (case, terreni, etc.);
contratto di locazione (regolarmente registrato) se il nucleo risiede in affitto più il canone di
locazione pagato nell’anno 2011;
* per tutti gli immobili in proprietà, se esistono mutui: certificazione con il capitale residuo del
mutuo alla data del 31/12/2010;
* per i lavoratori autonomi: la frazione del valore del patrimonio netto determinato in base
all’ultimo bilancio approvato, se la società, la ditta etc. redazione bilancio, altrimenti calcolato
dalla somma delle rimanenze finali più i beni ammortizzabili al netto degli ammortamenti e da altri
cespiti sempre riferito al 31/12/2010 (questo dato deve essere
determinato dal commercialista, non è indicato nel Modello Unico);
* se nel nucleo familiare sono presenti portatori di handicap permanente o con invalidità superiore
al 66%: certificati della Commissione medica invalidi civili,
* fotocopia documento identità dichiarante.

 

September 28, 2011

Gli studenti potrebbero essere la soluzione

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A proposito del dibattito su giovani e città.

In seguito agli articoli del professor Allievi pubblicati sul Mattino, ci sembra più che opportuno intervenire nel dibattito sull’idea e sull’abitabilità della città di Padova. Da molti anni l’ASU – Associazione Studenti Universitari si occupa di coltivare le relazioni tra gli studenti e la città: è esatto purtroppo dire che a Padova si vive per compartimenti stagni, e che particolari categorie di cittadini, anche piuttosto numerose, hanno difficoltà a trovare spazi di socialità che non siano considerati sostanzialmente di disturbo.

Sebbene il Comune di Padova abbia da sempre un rapporto privilegiato con l’istituzione Università, il rapporto tra i residenti del comune e gli studenti universitari è però già da sempre altalenante, fatto di luci ed ombre; all’apertura dell’anno accademico il presidente del Consiglio degli Studenti ha ricordato come ad esempio un paio di secoli fa fossero descritti come “burloni ed irrequieti”, incapaci di rispettare il sonno dei lavoratori e la quiete del centro, però anche incuriositi dalle proprie materie e pronti a spendersi generosamente per il bene della città e dell’Italia tutta.

Gli attriti che poco giovano alla condivisione dello spazio urbano sembra si siano acuiti negli ultimi due anni in particolare: a più riprese, sui quotidiani locali e sui social network, sono apparse prese di posizione contrapposte di lamentela e di denuncia reciproca. Da una parte i residenti richiedono quella calma e quel rispetto che sentono come dovuti a chi lavora e vive contribuendo al benessere ed alla serenità di tutta la comunità. Dall’altra gli studenti (categoria fonte di un grande guadagno economico per le casse private e comunali, e principali clienti di una notevole parte degli esercizi commerciali in città) chiedono di poter esprimere la propria creatività ed il proprio entusiasmo liberamente, sia pur rispettando quelle norme basilari di civile convivenza che garantiscono la compresenza di soggetti diversi in un solo spazio.

Già con la nostra campagna “Senza noi Padova muore” avevamo voluto sottolineare quanto del benessere padovano derivi banalmente dagli introiti che portano gli studenti – ma la questione va ben oltre gli interessi reciproci e a tratti contrastanti tra residenti e studenti. Siamo assolutamente concordi su tutto ciò che spiega il professor Allievi, e siamo stati da sempre attivi organizzatori di iniziative culturali nelle piazze e nei parchi della città - ritagliando spazi anche in luoghi che risultano per chi gestisce la città marginali non solo fisicamente ma ahimè anche concettualmente - che solo parzialmente sono stati riconosciuti come un contributo alla vita cittadina. Quello che manca, malgrado gli sforzi portati avanti da associazioni come la nostra che resistono alla mancanza di progettualità e consapevolezza che pervade come nebbia la nostra bella città, è una cultura della partecipazione e della condivisione. Parlare di spazi e di socialità è parlare di cittadinanza: ovvero il diritto alla socialità sostanzia il modo in cui una città considera i propri cittadini; la scelta è tra usarli rispetto a una certa loro funzione (economica, fiscale, elettorale) e lasciarli da parte nei momenti della loro vita in cui questa non risulta preponderante, oppure considerare ogni abitante della città come un soggetto imprescindibile per la costruzione della cittadinanza stessa. Ora che finalmente sembra che un dibattito franco e aperto sia irrinunciabile, l’ASU è pronta come sempre a dare il proprio contributo; gli studenti (e tutte gli altri soggetti percepiti come alterità) non possono essere un problema per Padova – potrebbero essere semmai soluzione. Discutiamo, confrontiamoci, parliamoci, coinvolgiamo tutte le realtà che tutti i giorni contribuiscono a rendere questa città culturalmente viva.

September 15, 2011

Ora fate i conti con noi: 7 proposte verso l’autunno. Cambiamo il Paese!

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La crisi economica globale scoppiata nel 2008 è ben lungi dall’essere risolta. Le contraddizioni dell’attuale modello di sviluppo continuano a manifestarsi in maniera dirompente, e i governi europei, di fatto commissariati dalle élite finanziarie transnazionali, non sanno proporre soluzioni diverse dal salvataggio forzato di un modello fallito, basato sulle ricette neoliberiste e monetariste che hanno prodotto la crisi.

 

Il ripensamento globale che noi auspicavamo non c’è stato. Anzi, si ripropongono i dogmi della governabilità e del pareggio di bilancio. La funzione delle politiche economiche e sociali, oggi, tiene conto di fattori come il rating del debito e la fiducia dei mercati, mentre ignora completamente le questioni sociali, le necessità e i desideri degli uomini e delle donne.

 

Un’inversione di tendenza è necessaria, e non possiamo tirarci indietro. A 10 anni da Genova, sull’onda dei percorsi di contaminazione tra le mobilitazioni che abbiamo messo in campo negli scorsi mesi, proponiamo la costruzione di un nuovo fronte unitario dei movimenti sociali, che sappia rovesciare quella funzione e metterne in campo un’altra, che tenga dentro gli uomini e le donne, la giustizia sociale e il salvataggio del pianeta, il nostro presente e il nostro futuro.

Siamo consapevoli di non essere autosufficienti, ma riteniamo che le studentesse e gli studenti, che abitano gli ultimi luoghi collettivi rimasti in questa società frammentata e desertificata, debbano far partire la scintilla che incendia la prateria.

Per questo proponiamo alcune idee, alcuni contenuti di alternativa per la costruzione di questo fronte di movimento, alcune proposte in grado di attraversare le iniziative che sapremo mettere in campo nei prossimi mesi. All’unità nazionale dei poteri forti, che si ritiene autosufficiente e impermeabile a ciò che si muove nel sociale, rispondiamo rilanciando sul piano della mobilitazione e della proposta. Non potete ignorarci: ora fate i conti con noi.

  1. La crisi economica è anche e soprattutto una crisi di democrazia, è il risultato dello spostamento dei processi decisionali lontano dai cittadini. Le politiche economiche e sociali sono ridotte a un compromesso tra le caste di privilegiati della finanza e i loro servi nella politica. Traditi e delusi da una classe dirigente corrotta e incapace, noi sfiduciamo il potere e rivendichiamo la riconquista della sovranità popolare, a ogni livello. Vogliamo una democrazia reale e partecipata, da costruire a partire dal potenziamento degli istituti di democrazia diretta. Dopo la riconquista del referendum, indebolito da anni, ora rivendichiamo che le leggi di iniziativa popolare siano obbligatoriamente discusse e votate dal parlamento. Niente può essere deciso senza il nostro voto: i contratti di lavoro, gli statuti delle università, la composizione del parlamento, così come la pianificazione produttiva e territoriale, che deve essere basata sulla partecipazione delle comunità.

  2. Le risposte alla crisi messe finora in campo ripropongono le stesse dinamiche che l’hanno generata. Le scelte di politica economica e sociale vengono lasciate ai mercati finanziari e agli organismi internazionali che ne fanno da cinghia di trasmissione (FMI e BCE in primis), in modo che vengano socializzate le perdite e privatizzati i profitti. Il debito privato viene scaricato sui bilanci pubblici, per poi lanciare l’allarme default e favorire nuovi tagli al sociale, nuove deregulation, nuove privatizzazioni. La tendenza va invertita con alcune misure prioritarie, come la regolazione degli strumenti finanziari e la divisione tra banche d’investimento (che devono tornare sotto il controllo pubblico) e banche creditizie. L’uscita dalla crisi non può che passare attraverso la riconquista della sovranità economica e la costruzione di un’altra Europa, realmente democratica e partecipata. Per questo dobbiamo accelerare sulla strada della costruzione di un movimento internazionale contro il neoliberismo e per una democrazia reale.

  3. La precarietà è la cifra identitaria della nostra generazione, il dispositivo attraverso il quale le nostre vite vengono messe al servizio del profitto in maniera massiccia e totalizzante. Il ricatto continuo e costante della perdita del lavoro livella verso il basso i diritti e le condizioni di lavoro e di vita di una parte sempre più ampia della popolazione. La globalizzazione neoliberista, permettendo ai capitali di circolare liberamente, produce una competizione al ribasso tra i lavoratori dei diversi paesi, alimentando la guerra tra poveri e estendendo il ricatto della precarietà anche al lavoro dipendente tradizionale. Questa vera e propria emergenza deve essere l’occasione di una ricomposizione sociale, attraverso una coalizione di uomini e donne, associazioni e movimenti, sindacati e reti, che ponga come obiettivi minimi l’abolizione di tutte le forme contrattuali atipiche che nascondono lavoro subordinato, l’estensione a tutti degli stessi diritti (malattia, maternità, pensione, ecc.) a prescindere dalla forma contrattuale, forme più avanzate di democrazia nei luoghi di lavoro, un nuovo welfare universale.

  4. Un sistema di welfare ampio e inclusivo è il presupposto necessario per la costruzione di una nuova cittadinanza sociale. Per riconquistare la dignità del lavoro e l’autodeterminazione delle scelte individuali serve una massiccia opera di redistribuzione, in grado di invertire la tendenza alla divaricazione tra salari e profitti degli ultimi decenni. Rivendichiamo una forma di reddito di base, in forma diretta e indiretta, come misura in grado di contrastare l’esclusione sociale e il livellamento verso il basso di salari e diritti. Rilanciamo una battaglia di resistenza in difesa dei servizi pubblici, che vanno liberati dall’invadenza dei partiti e dei privati e consegnati al controllo democratico dal basso dei cittadini. Chiediamo provvedimenti radicali a sostegno del diritto all’abitare, con un forte ruolo del pubblico che sappia calmierare gli affitti e proporre alternative sociali al mercato.

  5. La redistribuzione deve essere il tratto distintivo di una nuova politica economica. Respingiamo la retorica della crisi come carenza generale di risorse che richiede uguali sacrifici a tutti. I soldi ci sono, e ribaltare il dispositivo della crisi significa rivendicare la riappropriazione sociale dei profitti smisurati accumulati in questi anni. La lotta all’evasione fiscale, al sommerso e all’economia mafiosa e la tassazione dei grandi patrimoni, delle rendite finanziarie e delle transazioni internazionali sono i presupposti per una massiccia operazione redistributiva. Queste risorse, insieme a quelle provenienti dal taglio dei privilegi delle caste politiche e finanziarie, delle spese militari, dei finanziamenti a scuole e università private, delle grandi opere utili solo a chi le costruisce, permetterebbero la creazione di un fondo per il futuro, in grado di ricostruire l’economia su basi alternative.

  6. L’emergenza climatica ed energetica rende non più rimandabile la costruzione di un nuovo modello di sviluppo basato sulla giustizia sociale e sulla sostenibilità ambientale. Rivendichiamo la riconversione ambientale dell’economia e il diritto delle popolazioni a scegliere cosa produrre e come produrlo. Al modello energivoro e distruttivo della circolazione globale delle merci, che necessita grandi opere inutili e dannose, contrapponiamo la logica del ciclo corto e della mobilità sostenibile. Rilanciamo la battaglia per la ripubblicizzazione dei beni comuni, per il loro controllo partecipato dal basso, per la democrazia energetica.

  7. Un’inversione di tendenza globale non può che basarsi sul ruolo dei saperi all’interno della nostra società. Non possiamo più accettare un paese che muore e invecchia, non è possibile pensare e concretizzare le scelte radicali per il futuro che proponiamo senza l’immissione di una forte dose di saperi, di conoscenza, di innovazione ad ogni livello della società. E’ necessario sapere di più e sapere meglio, saper fare e saper cambiare. Le continue riforme di smantellamento dei sistemi pubblici di istruzione e ricerca e ai continui tagli ai finanziamenti abbassano drasticamente la qualità dei saperi e fanno salire vertiginosamente i costi dell’accesso. Difendiamo il valore legale del titolo di studio, ma non ci rassegniamo alla sua perdita di valore reale. Per questo rivendichiamo un cambio di prospettiva, con un grande piano di investimento sui saperi, sulla ricerca, sul diritto allo studio, che renda possibile un’Altrariforma della scuola e dell’università.

 

August 24, 2011

Scheda: la manovra di di Ferragosto e perché va fermata

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Le stangate vere arrivano in agosto. Lo sappiamo bene noi studenti, che il 6 agosto di 3 anni fa ci vedemmo piombare addosso la famigerata legge 133, i cui tagli massicci ai finanziamenti per scuola, università e ricerca stanno ancora massacrando, scaglione dopo scaglione, ciò che resta della didattica, del diritto allo studio e dell’innovazione in questo paese.

Con la scusa della crisi finanziaria, che stava scoppiando in quelle settimane, si dava l’avvio a una nuova fase del processo di smantellamento del sistema pubblico di formazione e ricerca. Un dispositivo che ha fatto scuola, e che ora viene riproposto e allargato all’intera società: c’è la crisi, l’Italia è sull’orlo del baratro, e quindi è assolutamente necessario fare cassa, risparmiando sul welfare, sulla cultura, sui diritti.

La cosiddetta manovra di Ferragosto, varata dal governo il 12 agosto scorso, è il tentativo estremista e irresponsabile di imporre alla società italiana una svolta autoritaria e neoliberista, approfittando del clima di emergenza prodotto dall’instabilità finanziaria globale e dagli attacchi speculativi condotto sul debito pubblico italiano nelle ultime settimane.

Vediamo a grandi linee i contenuti della manovra.

  • Dei tanto osannati tagli ai costi della politica (art.13-14) c’è in realtà ben poco: vengono cancellate alcune province (art.15) e i piccoli comuni (art.16), che in realtà costano pochissimo alle casse dello stato, mentre restano intatti i privilegi delle varie caste politiche ed economiche. In compenso, cavalcando la protesta anti-casta, si lancia una nuova ondata di tagli alla pubblica amministrazione (art.1), che saranno scaricati automaticamente sui dipendenti senza aumentare minimamente l’efficienza della burocrazia, ma anzi peggiorando le prestazioni. Tagli da macellai anche ai bilanci degli enti locali: per non aumentare le tasse e tagliare i servizi direttamente, il governo trattiene risorse agli enti locali, che saranno costretti a loro volta ad aumentare le tasse e tagliare i servizi.

  • Sul piano fiscale (art.2) non c’è traccia della necessaria opera di redistribuzione, in grado di attaccare le rendite speculative, il sommerso e l’evasione fiscale per recuperare risorse tali da garantire un potenziamento del welfare (primi fra tutti diritto allo studio e reddito di base) e un investimento sul futuro (fondi per formazione e ricerca, piani per la riconversione ecologica della produzione). Il governo introduce il contributo di solidarietà, un aumento delle tasse dirette sui redditi medio-alti, ma non colpisce le grandi ricchezze improduttivamente accumulate sotto forma di patrimonio, né i giganteschi serbatoi dell’evasione fiscale, del sommerso e dell’economia criminale. Arriva inoltre la tassazione delle rendite finanziarie, storica richiesta dei movimenti, in passato giudicata estremista e irrealizzabile anche da una parte del centrosinistra. Peccato, però, che il ricavato non sia destinato alla redistribuzione di cui sopra e agli investimenti sul futuro, bensì al raggiungimento dell’insensato obiettivo del pareggio di bilancio a tutti i costi.

  • A due mesi esatti dal referendum con cui la maggioranza assoluta dei cittadini italiani ha sancito la ripubblicizzazione dell’acqua, il governo decide di voltare le spalle alla sovranità popolare e rilanciare il tema della privatizzazione dei servizi pubblici locali (art.3-4-5). Dall’energia ai trasporti passando per i rifiuti, fino allo stesso servizio idrico, il governo punta a fare cassa svendendo gran parte dei servizi necessari alla vita quotidiana delle nostre comunità, cedendo al mercato quote sempre più ampie della nostra sovranità democratica, tenendo a bada gli speculatori promettendo loro consistenti fette della torta.

  • Tutto ciò avviene, si legge nel decreto, «in attesa della revisione dell’articolo 41 della Costituzione» (art.3), che recita, testualmente: «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali». Dire, come sostiene il governo, che è necessario cambiarlo per poter avviare le famose «liberalizzazioni», equivale a sostenere che tali liberalizzazioni sarebbero «in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». È evidente come si tratti di una battaglia puramente ideologica, per cancellare dalla Costituzione ogni riferimento al controllo democratico sull’economia e alla responsabilità sociale dell’iniziativa privata, e mettere nero su bianco il dogma neoliberista della sottomissione dell’interesse generale al profitto individuale.

  • Alla stessa battaglia simbolica va iscritta la norma prevista dal comma 24 dell’articolo 1, cioè lo spostamento alla domenica (oppure al venerdì o al lunedì) delle festività civili, cioè 25 aprile (festa della Liberazione), 1 maggio (festa dei lavoratori) e 2 giugno (festa della Repubblica). L’idea che risparmiando sui ponti si possa far crescere il PIL è palesemente ridicola, ed è evidente il tentativo da parte del governo di polarizzare l’opinione pubblica su un argomento fortemente simbolico, per potersi ascrivere la volontà di rimboccarsi le maniche e produrre di più, invece di perdere tempo con inutili ricorrenza da fannulloni. Si coglie l’occasione, inoltre, per tentare di indebolire ulteriormente ciò che resta della coscienza antifascista, di classe e costituzionale.

  • Ma è sul piano della contrattazione, e quindi dei diritti dei lavoratori, che il decreto sferra l’attacco più grave: l’articolo 8 sancisce che i contratti aziendali o territoriali possono «realizzare specifiche intese» in moltissime materie, dall’introduzione di sistemi videosorveglianza alle mansioni dei lavoratori, dai contratti a termine all’orario di lavoro, dalle modalità di assunzione alle collaborazioni precarie, dalla trasformazione dei contratti alle «conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro». Quest’ultimo punto, in particolare, significa che una singola azienda, ricattando i lavoratori con la minaccia della delocalizzazione, come avvenuto a Pomigliano e Mirafiori, può imporre l’abolizione, a livello aziendale, dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ottenendo di fatto la libertà di licenziamento. Insomma: con questa norma si conclude l’attacco al contratto collettivo nazionale di lavoro, che può essere stracciato e riscritto arbitrariamente a livello territoriale o addirittura aziendale.
    È evidente che l’equilibrio di unità nazionale che aveva prodotto l’accordo tra sindacati e Confindustria del 28 giugno, su questi punti già ambiguo e contraddittorio, è saltato: all’interno del governo è prevalsa la linea del ministro Sacconi, che punta a una rottura drastica delle relazioni industriali tradizionali e all’estensione per legge del modello Marchionne, senza mediazioni.

Queste misure vengono fatte passare sotto la minaccia della crisi, del declassamento del debito pubblico, del rischio di default. Un alibi la cui infondatezza è già stata dimostrata dalla campagna Sbilanciamoci, la cui Contromanovra raggiunge gli stessi 60 miliardi previsti da Tremonti senza tagliare il sociale ma anzi investendo sul welfare e sul futuro, ricavando risorse dal taglio delle spese militari, dalla lotta all’evasione fiscale e da una riforma della tassazione in senso progressivo.

Gli stessi traguardi di riequilibrio dei conti, insomma, potrebbero essere raggiunti diversamente. È chiaro, del resto, come i veri obiettivi di questa manovra siano altri: il governo, sotto stretta sorveglianza del Presidente della Repubblica e della Banca Centrale Europea, cerca in tutti i modi di dimostrare che l’Italia è pronta a sbattere i tacchi e a rientrare nei ranghi dell’ortodossa disciplina neoliberista e monetarista. La crisi, una volta di più, si dimostra nient’altro che un dispositivo di disciplinamento, un pretesto per smantellare ciò che resta del modello sociale europeo e riscrivere la costituzione materiale continentale in senso autoritario.

La manovra va contrastata quindi non solo con la lotta contro le singole misure regressive in essa contenute, ma anche e soprattutto con un’ampia battaglia per la riconquista della sovranità popolare. Le scelte di politica economica influiscono direttamente sulla nostra esistenza, e non possiamo accettare che ci vengano imposte dalle élite finanziarie transnazionali o da organismi privi di qualsiasi legittimazione democratica come la Bce. Del resto la soluzione alla crisi che ci viene proposta non è altro che la riproposizione delle stesse ricette che hanno portato alla situazione attuale: privatizzazione dei servizi, smantellamento del welfare, precarizzazione del lavoro, smantellamento dei sistemi pubblici di formazione e ricerca, cessione di sovranità ai mercati.

È ora di invertire la tendenza. La nostra battaglia contro la manovra finanziaria dev’essere parte di una grande mobilitazione europea contro le politiche di austerity, per rivendicare il controllo democratico sull’economia, una partecipazione reale dei cittadini ai processi decisionali e un nuovo modello di sviluppo, basato sulla giustizia sociale e sulla sostenibilità ambientale.

June 21, 2011

Riot Village 2011 - campeggio studentesco nazionale

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Riot Village è un campeggio fatto dagli studenti per gli studenti, tra mare, sole e vento; ci troverai la musica e il divertimento delle dance hall e dei concerti organizzati ogni sera, le discussioni e gli approfondimenti dei workshop e dei dibattiti, e ancora l’arte, la scrittura, la fotografia, il cinema, ecc, ecc.

Ogni anno centinaia di studenti, di ragazzi e ragazze, da tutta Italia si incontrano in Puglia e vivono la vacanza dei loro sogni!

Riot Village 2011: dal 25 luglio al 5 agosto ad ostuni (BR).
Costo: 12 euro al giorno

Programma:http://www.riotvillage.it/Joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=63&Itemid=43

Faq:http://www.riotvillage.it/Joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=64&Itemid=58

INFO: www.riotvillage.it
Giovanni 3339721668
asudipadova@gmail.com

June 15, 2011

AZIONI POETICHE

 

AZIONI POETICHE
Vorrei essere tagliente come un Eccomi
Domenica 19 Giugno - Dalle 15.00
Golena San Massimo

 

Nella suggestiva cornice della Golena San Massimo verrà istallato un totem a sei facce (ognuna alta 3 metri e larga 2) sul quale i writer di Kantiere Misto e Ivan, nell’arco della durata dell’evento, realizzeranno le loro opere.

I poeti (Ivan, Matteo Fantuzzi, Fabio Franzin e Francesco Terzago) nel frattempo proporranno un reading delle loro composizioni.

La serata si chiuderà con un concerto del gruppo Sadi Carnot.

Questo evento vuole avvicinare i giovani e la cittadinanza alla Nuova poesia civile, alla Poesia di strada e al fenomeno del writing, proponendo queste due ultime come elementi di una concreta riappropriazione e riqualificazione urbana.

Le associazioni ASU, LogOut e Kantiere Misto propongono l’evento per promuovere e discutere le frequenti interazioni che avvengono tra le due seguenti forme di espressione artistica: la poesia e il writing.


INGRESSO LIBERO!


 

 

 

May 31, 2011

SSF11 31/05/2011 - EAST RODEO (HR/ITA) + BENIAMINO NOIA (PD)


East Rodeo (HR/ITA, MenArt/Trovarobato)

Tempo fa (diciamo 2 anni) un concerto padovano degli East Rodeo sarebbe stato accadimento fin quasi ordinario nella Padova che ha visto la band muovere i suoi primi passi, mentre cresceva e maturava quel sound unico, un incrocio esclusivo di avant-rock e impro, controllo tecnico di materia sonora e piglio balcanico. Da più di un anno la band ha abbandonato la pianura padana, tornando a Pola dove il loro ultimo disco ha preso forma, grazie anche alla partecipazione di mostri sacri della musica quali Marc Ribot, Warren Ellis e Greg Cohen. Ed è prorio Ribot che oltre ad evidenti altri, possiede pure il dono della sintesi, a distillare tutto in 10 parole: «Influences from Sun Ra to Sonic Youth to hardcore and back. Plus they rock.»


Web:

http://www.eastrodeo.net

http://www.myspace.com/eastrodeo

Ascolti consigliati:

Morning Cluster, Menart, 2011




Beniamino Noia (PD)

Quella di Paolo Tizianel è una storia fatta di pazienza granitica, alcune delusioni e soddisfazioni tardive. Veterano della scena padovana dalla peculiare personalità, dopo esperienze in band quali Infinity Within, Shifty Split/Benjamin Bore, Paolo passa a sonorizzare spettacoli teatrali, e approda infine alla modalità one man band, intraprendendo una sfida tuttora in corso con loopstation e macchine assortite (la sua micra su tutte). Catapultato finalmente l’anno passato sul palco di Italia Wave con il suo live potente ed incalzante, Beniamino Noia è ulteriore esempio di quanto Padova possa essere distratta nei confronti dei suoi musicisti.


Web:

http://pbmrec.com

http://www.myspace.com/beniaminonoia

Ascolti consigliati:

Vivanoia, PBM records, 2009

INGRESSO LIBERO!

May 29, 2011

VOTA Sì PER DIRE NO!

Passate in Golena San Massimo al Summer Student Festival e fatevi fotografare per dire NO al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua!

http://www.flickr.com/photos/63381394@N07/

Grazie a Gil Frison e Elettra Mari che portano avanti l’iniziativa!

E RICORDA: VOTA Sì PER DIRE NO - ACQUA PER TUTTI, NUCLEARE PER NESSUNO!

 

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