January 18, 2007

Memorie di un Presidente (1996-2002)

Filed under: sfratto, chi siamo

Pubblichiamo con molto piacere una lettera inviataci da Matteo, ex Presidente dell’asu, invitando chi ha memoria "storica" dell’Associazione a fare altrettanto.

 
Cara Silvia, ti conosco? Non ti conosco? Non lo so, perchè non si dice niente di più del tuo nome, sul blog. Che io ti conosca o non ti conosca, non ha importanza. Ti scrivo questa lettera anche per saldare un debito di cui ti dirò, con la calma che è concessa alle lettere, e con la stima che ho di tutti quelli - amici, avversari, persone che mi sono state  simpatiche o meno - tutti quelli, dicevo, con cui ho condiviso un pezzo di vita all’Associazione Studenti Universitari. Mi perdonerai alcune imprecisioni linguistiche, o il sovrapporsi di qualche pensiero, ma questo accade quando si scrive - col cuore - di cose che ti stanno a cuore.

Bruciano una cosa che è stata la (anche) mia Piccola Fenice.

Alle fiamme, si risorge, più scintillanti di prima.

Dunque, partiamo. Innanzitutto, perchè intervengo: primo motivo, amo cercare di essere preciso, senza la presunzione della tassonomia, ci provo.

E la lettera di risposta del sig. Metrangolo contiene alcune imprecisioni che debbono essere corrette. Secondo, perchè mi sento chiamato in causa, e un po’ (solo poco) offeso. Qualcuno, che non conosce la Nostra storia, la storia di una associazione che ha sempre avuto il timone dritto di fronte a se, viene a farci i conti in tasca. Pazienza se lo fa all’Asu di oggi: essa può difendersi di persona, nella veste dei suoi militanti di oggi (Luisa, Matteo, Davide, Sergio, e via dicendo). Mi fa incazzare che faccia i conti in tasca all’Asu di ieri, di cui sono stato uno dei Presidenti, sapendo che in sede ci sono poche persone che hanno esperienza diretta del passato. Come se anche noi non avessimo la nostra memoria storica. Non ti infastidisca il fatto che abbia scritto Presidenti con la P maiuscola… perdona il vezzo, ma sai.. questione di identità, di appartenenza, o semplicemente una debolezza… Questione, cosa dimenticata da una parte intera (i DS) di Onore. No, l’onore non è un  aggettivo di destra, tranquillizzati. Onore è una parola abusata da alcuni che vuol dire tante cose. Ma nella sua più bella accezione, secondo me, è quella parola degli Uomini che serve a dire: rispetto, gratitudine, consapevolezza dei propri limiti, forza per andare fino in fondo se si sente di potercela fare. Onore è sapersi guardare allo specchio senza mai avere il timore di non poter sostenere il proprio sguardo riflesso. Onore è tenere fede alla parola data, con intransigenza e tenerezza. Noi, di questo, siamo sempre stati capaci. E’ stato negli anni un punto fermo dell’essere soci dell’Asu. Altri, non so se possano dire lo stesso.


Dunque, parliamo di contingenze. Parliamo di affitto. La storica sede di via Santa Sofia, nella quale l’Asu ha svolto la propria attività credo di ricordare dal 1992 circa fino ad oggi (dal 86-89, la prima gestazione dell’associazione, la sede era in via Zabarella, dall’89 al 91/92 se non sbaglio in via Verdi presso i vecchi uffici Arci: chi ha dati più precisi corregga). Ebbene, dal 91/92 fino al 2000/2001 l’Associazione Studenti Universitari, dietro accordo verbale, ha versato al PDS, poi DS, un affitto poco più che simbolico per le cifre di oggi, ma rilevante allora (in dieci anni gli affitti in città sono aumentati esponenzialmente, e mai che i DS abbiano fatta una battaglia politica per contrastare il fenomeno).

L’Asu in quegli anni viveva come tutte le associazioni studentesche, con forti e consistenti contributi dell’Ente (pubblico) per il diritto allo Studio. Era considerata una RICCHEZZA della città, e sebbene, diciamo, l’Ente avesse un (sotterraneo) indirizzo politico nettamente divergente (beh, era il nostro principale avversario) per un po’ ci ha bellamente mantenuti, senza condizionare MAI le nostre battagliere attività. Poi è venuta l’autonomia finanziaria anche per le ESU, che da Enti sono diventate Aziende per il diritto allo Studio (sì, lo so che suona male Aziende + Diritto.. ma non è questo il discorso), e sono venuti meno i soldini. C’è anche da dire che l’Università cominciava a trasformarsi, e che il tempo dell’impegno politico e sociale (associazionistico) veniva visto con sempre maggior sospetto, c’era il pregiudizio che chi stava in Asu non studiava. In parte forse era vero, ma nessuno e dico nessuno dei nostri militanti non si è laureato. Ce la farò anche io a breve, pensa te. Non si può dire lo stesso di altri soggetti politici cittadini, che le lauree le hanno lasciate a metà strada, per ritagliarsi piccoli spazi angusti nei partiti di riferimento. C’erano dunque in quel periodo meno soldi e meno militanti. Poi sono arrivati i ricorsi. Al numero chiuso, quando si poteva ancora vincere… Molti studenti, grazie al nostro impegno legale, con cifre moderate rispetto a eventuali istituti privati che mai avrebbero potuto permettersi, hanno potuto iscriversi all’Università. In molti ci accusarono di fare una involontaria distinzione di censo ("fate entrare chi può permettersi di fare ricorso spendendo dei soldi"). Può essere vero, ma ci sono due cose da tenere in conto: 1- lo abbiamo fatto senza aver mai smesso di combattere la battaglia contro l’ingiustizia del numero chiuso. L’università non deve MAI scaricare le proprie inefficienze sui suoi utenti, ma deve offrire un buon servizio a tutti quelli che vogliono provarci: casomai la severità e la correttezza devono essere in itinere, non all’ingresso: se no chi supera il muro si sente in diritto di arrivare alla fine solo per divina concessione), permettavamo a un po’ di studenti di entrare all’Università, e cercavamo di mandare "in tilt" alcuni corsi di laurea per costringere l’Ateneo a trattare sulla preselezione;

2- quando agevolavamo involontariamente studenti "ricchi", facevamo un po’ da Robin Hood.. Mi spiego: "tutti quei soldi", come direbbe qualcuno, erano spesi in attività culturali, servizi, il cercalloggio, pagavamo le quote al servizio civile nazionale per avere gli obiettori di coscienza da formare e mettere a disposizione di tutti per rendere informazioni o avviare nuove attività culturali, facevamo tessere arci a prezzo agevolato perdendoci di nostro, organizzavamo incontri con personalità del mondo della cultura e delle professioni, per avvicinare gli studenti a quel lato pratico della vita che l’Università di ieri sicuramente non offriva (sull’università di oggi non mi esprimo, io sono un vecchietto, ormai). E pagavamo, nostro malgrado ma per correttezza, l’affitto "simbolico" ai DS. Poi è venuto un altro momento. Comincia tutto in gloria: la "vecchia" generazione elegge un presidente giovane, pimpante, con molte idee. Matteo Villa porta all’Asu grassi autofinanziamenti, le attività si espandono, l’Asu torna in sella per un po’ alla grande, ma è il colpo di reni di un animale morente. Matteo è giovanissimo ma a poco a poco perde sotto di sè il cuore vero di una associazione, cioè la sua militanza. L’Università sta cambiando, ci sarà il tre+due. Urliamo a gran voce che se fatto male sarà un danno, ci sbracciamo, cerchiamo di uscire con manifestazioni, facciamo tutto quello che è nelle nostre - poche - forze. Come capita spesso ai cani sciolti, a quelli che pensano con la loro testa, ci riduciamo ad essere voce sola, ci attaccano, ci dicono "cassandra", e intanto non riusciamo più a trovare la forza di rinnovarci. Le persone che vogliono impegnarsi sono sempre meno.. e un giorno.. ci ritroviamo Vuoti. Il nostro "denaro", quei 40 milioni di lire che l’asu ha in banca alla data di gennaio del 2001 non sono sufficienti. Stiamo per chiudere. I soldi,dunque, non danno la felicità.

Qui comincia la mia storia, e qui si colloca l’infamia di chi ci fa i conti in tasca. Divento presidente il 13 maggio 2001. Data nefasta, non è vero? In ASU siamo solo in due. Uno e mezzo, per la verità. Io e un amico di scienze politiche, Federico. Non siamo politicamente esperti, io vengo da un po’ di militanza in Asu e nell’Unione degli Universitari. Federico poco di meno. Siamo rappresentanti di Facoltà a Scienze Politiche. Non abbiamo ne senatori ne consiglieri di amministrazione. Un patto scellerato con la Sinistra Giovanile, allora nostra alleata nella lista "Articolo 34", che avevamo inventato due anni prima e che avevamo esteso anche ai "compagni", ci aveva visto vincere le elezioni ma perdere i due maggiori consigli. Come si fa, potresti domandarmi.. beh, dipende.. questione di correttezza.. vero, Sinista Giovanile? Io sono homo novus della politica padovana. La mia storia è strana, vado al Pedro ogni tanto, faccio un pezzettino di percorso con Omid, anche se da esterno ad ogni movimento. Rispetto i Ciellini (anche se li contrasto ideologicamente con tutto me stesso), frequento amici che militano nella Margherita e sono personalmente vicino alle posizioni di allora di Rifondazione Comunista. Mio padre era cattolico e simpatizzava per la Cisl. Io frequento la CGIL, non solo la Camera del Lavoro provinciale, ma specialmente Corso Italia, a Roma. E’ in questi "luoghi" fisici o mentali, che si forma la mia esperienza. Alcuni mi rispettano, ma sono ingestibile, troppo abituato a fare le cose che spero giuste e alla Lealtà verso quello che credo. Insomma, sto sul cazzo a un sacco di gente. Ergo, anche l’Asu, che in quegli anni si identificava moltissimo con il suo Presidente chi esso fosse (Chuck, Andrea, Fabio), comincia a stare sul cazzo a molti. Ma sono quasi solo, ho 40 milioni di lire su un conto corrente, e poca esperienza. Faccio quello che posso: l’Asu fa quello che può. Pago il doppio del prezzo un obiettore di coscienza pur di tenere aperta la sede. Alzo quella maledetta amata sarracinesca per più di sei mesi, spesso da solo, ogni giorno, dalle 9.00 alle 18.00. Chiudo e rimango dentro a fare cose. Paolo, l’obiettore, passa un mese di agosto intero a preparare la controguida dello studente. La si impagina assieme, col caldo, su computer catorci. Ci sono i 40 milioni. L’Asu è moribonda. Decidiamo di spendere i soldi che abbiamo, di comperare qualche attrezzatura nuova, di stampare la guida anche se è in perdita, e di distribuirla GRATIS. Facciamo politica, tanta, in piazza, in aula. Federico è sempre più presente, arrivano molti altri. Apriamo una sala prove nel seminterrato, che non avrà all’inizio molta fortuna, ma poi decollerà. Apriamo la camera oscura. Poi è la stagione di Piazza Studenti: una forza fresca, un nuovo impulso, slegato dal passato. Nasce l’idea di mandare a quel paese la Sinistra Giovanile. Basta partiti: in questi mesi mi sono preso parole da tutti: sono un diessino per le tute bianche, sono un comunista per i diessini, sono un rifondarolo per i ciellini e via dicendo. Io ho solo UNA TESSERA in tasca. E’ la tessera ARCI dell’Asu. E come me, chi sta arrivando NON VIENE dai partiti. Viene dall’Università. L’Asu comincia a rinascere, una fortunata intuizione di Giovanni, Alessandro e Mattia fanno nascere il Sindacato degli Studenti. Studenti per gli studenti. I quaranta milioni si assotigliano, ma grazie alla caparbietà di Matteo V. avevamo da pochi mesi (finalmente) un contratto di locazione. L’Asu comincia a farsi vedere di nuovo, ospita altra associazioni. Arcigay organizza qui in sede (non senza qualche frizione tra noi) un MAGNIFICO GAY PRIDE. Alessandro Zan, oggi consigliere comunale vicino ai DS, deve molto a questi nostri uffici. Padova vede la fondazione della sua sede locale di Ingegneria Senza Frontiere, che qui viene ospitata nei primi mesi di vita. L’Asu apre le sue porte, sempre praticamente a gratis, alla sede locale del Segretariato degli studenti di medicina. In questi anni, dal 1999 al 2001, ogni anno, portiamo in visita, nei principali campi di concentramento, una delegazione di studenti medi ed universitari, guidati da quella roccia di uomo che è Luigi Bozzato. Facciamo presentazioni di libri, organizziamo un ciclo di conferenze chiamato Lezioni di Pace. C’è sempre più gente, devo fare anche altre copie delle chiavi, per permettere a tutti di poter avere disponibilità della sede stessa- Comincio a vedere girare persone che conosco appena. Ma mi parlano dell’Asu con entusiasmo. Varca la soglia di via Santa Sofia gente che mai prima avrei pensato di vedere: abbiamo fatto tante cose, abbiamo composto una frattura tra gli studenti, anche se ne abbiamo aperta una tra noi e il partito. Fabio Rocco, allora tesoriere dei DS, sostiene che dobbiamo dei soldi al partito. Non gestii io la trattativa, ma so che se erano soldi di quel periodo, non gli dovevamo niente. Perdonatemi, ma ancora oggi non so come sia andata quella storia. L’Asu pullula.. non riusciamo più a tenere dentro le varie attività, non ci sono più ore buche libere: finalmente c’è il ricambio generazionale, si cambia Presidente (non senza una battaglia politica interna: ma adesso siamo in tanti, ed è giusto così). Ci sono sempre meno soldi. La campagna elettorale, le bollette, l’affitto: adesso l’Asu costa, e non ne abbiamo risorse personali da investire (come fecero nel passato alcuni altri Presidenti, che versarono sul conto la loro borsa di studio per poter continuare a fare cose con l’associazione. Senza contare che nessuno di noi viene pagato, perciò vanno quasi tutti in spese di gestione. Fisse. Ineludibili. Acqua Luce Gas Telefono,  zero padrini politici. Siamo un’associazione LIBERA.

I 40 milioni ora, dopo la camera oscura, la biblioteca, la saletta prove, la riparazione della sarracinesca violata da qualche facinoroso durante il Gay Pride, sono poco più di 7 milioni. Non si vive un altro anno. Nasce il primo Festival, la prima grande opportunità di autofinanziamento. Alcuni di noi hanno lasciato l’Asu per passare all’Assostudenti, e fornire la propria "professionalità" agli studenti lavoratori: l’Asu ormai può navigare da sola, riprende credito nei confronti dell’Esu. Le associazioni in sede si avvicendano, dal 2003 in poi è storia che tocca a qualcun altro raccontare. Siamo poveri, ma felici. E siamo di nuovo in tanti. Si fanno progetti in grande, si continua la rappresentanza a tutti i livelli, ci si ri-comincia ad occupare anche di città, della NOSTRA città.

Dovrei dire "sono in tanti"… io in fondo non milito più nell’Asu da un po’; Ma l’associazione per me è stata una fantastica opportunità di crescita, un luogo di idee dove ho misurato me stesso. In molti ci sono passati, e nessuno le è rimasto indifferente. L’Asu per alcuni di noi è stata VITA. Ecco cosa stanno - indirettamente - tentando (ma ti garantisco non ce la faranno) di demolire i DS.

Chiudo con alcune note. Primo: signor Metrangolo, per cortesia, se non sa… TACCIA. Che fa più bella figura. Secondo, sappia, che, offrendo una sede che è del Comune, Lei mi sta facendo intuire che i DS confondono le cose del partito con le cose della città.. disdicevole pratica, non trova? Il partito non è padrone delle cose che gestisce per pubblico mandato, e non dovrebbe, fosse questo il caso, disporvi così. Terzo: autofinanziandoci abbiamo sbaragliato più volte, sia a livello di elaborazione politica, sia come numero di voti (e senza mai venderci al signor Greco) altre compagini studentesche. Sinistra Giovanile compresa. Quarto: una associazione non si preoccupa, se conosce la legislazione, di "accumulare" risorse economiche. Noi le abbiamo sempre messe a disposizione con millemila attività, spesso a prezzo di costo se non gratuite. Quinto, e qui lo dico con un po’ di stizza: MA CHI AVRESTE FINANZIATO? EH? PAGAVAMO UN AFFITTO, ANCHE SE VOI LO CONSIDERATE BASSO. "FINANZIARE" E’ DARE DEI SOLDI, NON RICEVERNE. E L’ASU VI HA SEMPRE P-A-G-A-T-O. E SU QUESTO NON MI PARE CI SIA DA DISCUTERE (di solito io a questo punto tirerei un "porco", ma ci vuole contegno, a volte :) .   

Beh, cara Silvia, mi sono dilungato anche troppo.. Ma come avrai capito ci si lascia un pezzo di cuore, in via Santa Sofia. E come ti dicevo, si cresce un sacco, sotto molti punti di vista. Chissà se è davvero lo stesso in altri "sacrari" della politica e dell’associazionismo padovano. Sta il fatto che volevo fare luce su un pezzo, almeno sul "mio" pezzo di Asu, visto che viene praticamente subito dopo quella di Matteo Villa. Gli altri Presidenti, se vorranno raccontare la loro Asu nel dettaglio, e correggere i miei possibili errori, potranno farlo sicuramente qui. Anzi, scrivere un nostro diario degli ultimi anni potrebbe essere davvero una bella idea, per fare un bilancio di un passato che si chiuderà a giorni (dopodichè, niente più DS per sempre), ed un futuro luminoso che aspetta l’associazione per gli anni a venire. A tutti quelli che stanno battendosi adesso. Barra a dritta, vele spiegate. E avanti.

 
Matteo De Mattia

Associazione Studenti Universitari 1996-2002

2 Comments »

  1. sono quasi commosso. bravo matteo. tra l’altro essendo arrivato in coincidenza con la tua uscita sono sempre stato abbastanza all’oscuro delle vidende pregresse. questa e’ un’associazione che ha poca memoria storica perche’ i ricordi degli studenti sono effimeri come la loro permanenza all’universita’. e in fondo e’ anche il suo bello, dimenticare per ricominciare ogni vo9lta.

    Comment by matteoeo — January 18, 2007 @ 4:10 pm

  2. Grazie Matteo, davvero. Scorrevo il testo e man mano saliva un mix di sensazioni conosciute…orgoglio,tanto, e rabbia. Ho vissuto di persona il 70% della vita dell’associazione che hai raccontato e so che senza l’ASU (e senza quell’invito fattomi ormai 7 anni fa) la mia vita e la consapevolezza che ho sarebbero diverse, totalmente. Tanti compagni di viaggio, tante battaglie…anche qualche porco. Non puo` e non finira` niente domani. Grazie alla vecchia ASU e grazie, grazie, grazie alla nuova ASU per tutto quello che state facendo…sotto forme nuove la fenice brucia e torna. Sempre.

    Comment by Debora — January 25, 2007 @ 9:07 am



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