February 2, 2007

pollaio /1

Filed under: padova, università

 

 

Tesi. Un paio di anni fa i rappresentanti degli studenti di Scienze, consci dei ritmi lenti e dei mal di pancia che affliggono l’amministrazione universitaria in tempi di vacche magre, misero le mani avanti proponendo che il giorno in cui le aulette adiacenti al Pollaio e Acquario (P&A) fossero dismesse dal Dipartimento di Fisica, queste andassero ad ampliare gli spazi autogestiti per lo studio. Il progetto (progetto.pdf)* presentava dei punti forza cardine: 1) l’innegabile importanza che ha uno spazio libero e aperto, e anche piacevole, per lo studio e la socialità 2) serviva, e serve tutt’ora, una compensazione per posti studio decurtati qua e là in giro per l’ateneo, problema non ovviato dai progetti del prorettore all’edilizia prof. Fellin, ahinoi molti dei quali ancora desolatamente sulla carta, oppure bloccati sul nascere dalla lungimiranza del rettore 3) entro una delle aulette sarebbe stata collocata la biblioteca studenti di fisica, e ampliata con libri di testo di altri corsi scientifici, a disposizione per prestiti prolungati al fine di alleggerire le spese degli studenti, e per l’acquisto dei quali i fondi erano già stati individuati preventivamente 4) gli spazi condividono la toilette. La bontà del progetto entusiasmò il Consiglio di Presidenza che approvò unanimemente (marzo 2005, cdp.pdf)*.

Antìtesi. Quando è finalmente in odore l’agognata ricollocazione di Fisica, i rappresentanti tornano a visitare presidi, direttori, prorettori, ricordando loro l’impegno preso e riscontrando la stessa immutata approvazione, condita qua e là da cenni di disinteresse e tentativi di scaricabidone. In particolare si rimanda dagli organi di Facoltà all’Ateneo.
Sensibilmente preoccupati dall’eventualità che il progetto possa essere modificato, e dalla voce che ci sono malumori del direttore del Dipartimento di Chimica, che vorrebbe lo sgombero di A&P per insediarvici con i propri laboratori, i nostri sfruttano il vantaggio temporale per produrre un documento (marzo 2006, aulestudio.pdf) per il prorettore summenzionato, corredato da ampia documentazione dei pareri favorevoli di Facoltà, Consiglio degli Studenti (l’organo d’Ateneo di rappresenza studentesca) appositamente convocato (cds.pdf)*, nonché degli studenti stessi, sotto forma di 2000 firme raccolte in pochi giorni (petizione.pdf)*. La pratica si inabissa nei meandri delle commissioni del CdA, dove pare che i chimici siano particolarmente agguerriti; parlano di luogo degradato, caotico e immorale, inveiscono animatamente contro inquietanti riti misterici che vi si terrebbero (udite! udite!, addirittura una cena estiva all’aperto), e favoleggiano di persone che bivaccano di notte con i sacchi a pelo, di sabotaggi di preziose strumentazioni del dipartimento di chimica, insomma si appellano all’argomento principe del male, capace di far tremare anche il più coraggioso burocrate, la sicurezza, dimenticando che l’autogestione delle aule è sorvegliata dalla security, e che in passsato il fervore studentesco servì, al contrario, da deterrente per le varie attività di spaccio e commercio di biciclette rubate che si praticavano nei cortili interni del polo scientifico.
Da qui in poi è un caos. La patata bollente viene rimpallata a Scienze, ma nel frattempo imperversa l’offensiva a livello d’Ateneo, dove Ceccon non perde occasione di sparare alzo zero sugli inquilini di P&A. I nostri cercano di mediare le posizioni e di salvare il salvabile, l’autogestione, la locazione, ma del progetto di ampliamento non si fa più parola da nessuna parte, anzi viene messa addirittura in discussione l’esistenza  stessa di P&A, la cui cessione a Chimica sarebbe compensata dalla futuribile costruzione di nuove aule studio, in particolare una al pianoterra del Paolotti ed una sotto i portici di Torre Archimede, confondendo la discussione sull’ampliamento con un altro problema, quello delle aule studio e della sistematica diminuzione dei posti studio negli ultimi anni, oltre che della migrazione della gente dalle aule studio tradizionali a quelle autogestite, che si può facilmente riscontrare.
I rappresentanti esasperati riprendono quest’anno, per il terzo anno di fila, le trattative.

Sintesi. Se pensate che la vita (universitaria) media degli studenti è, o dovrebbe essere, di una manciata di anni. E che l’amministrazione di un ateneo comporta decisioni e programmazioni che abbracciano lustri. Se poi aggiungete che l’azione dei rappresentanti è spesso delusa e diminuita dal disinteresse degli studenti che in minima percentuale li hanno eletti, e che solo pochi (perditempo?) mantengono la forza di volontà sufficiente per seguire un progetto per anni ed eventualmente delegarlo ad una successiva generazione di rappresentanti. Se sommate tutto ciò vi renderete conto facilmente che per il corpo studentesco è difficile aver voce su decisioni importanti a lunga portata, e comunque pressoché impossibile mantenere neanche un vago ricordo della recente storia amministrativa universitaria, anche riguardo a fatti che interessano gli studenti in maniera molto rilevante. Tutto ciò a meno di clamorose prese di coscienza collettiva (da ricordare le  mobilitazioni anti-Moratti, qualcuno ricorda?), più uniche che rare da quando il nuovo ordinamento universitario ha preso piede, contribuendo a sostituire alla vita pubblica partecipata riti di massa anonimi in cui gli studenti, annegandosi nel campari, possono trovare sollievo dalle pene del duro lavoro di ricopiatura e memorizzazione degli appunti della mattina.
Succede quindi che concetti come “diritto allo studio”, “diritto all’accesso” e così via, nonché tutti gli orpelli democratici che fioriscono lo statuto d’ateneo, la trasparenza, la pariteticità, la partecipazione, possano essere periodicamente ritoccati, per sottrazione s’intende, e che gli studenti non abbiano una percezione se non occasionale della propria sistematica estromissione dall’orizzonte degli eventi dell’università, entro cui si esaurisce la dinamica di causa-effetto. L’università è per gli studenti o viceversa, gli studenti servono per giustificare e foraggiare il gerontocomio universitario?

* i documenti sono consultabili  alla pagina web

http://spiro.fisica.unipd.it/~polettin/pollaio

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