July 27, 2009

Qui qualcosa ci puzza

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Da ormai diversi giorni sta girando su Facebook la denuncia di una ragazza, riguardante un concorso pubblico dell’Università di Padova. 4400 euro per poco più di una settimana di lavoro, e 2 sole partecipanti, di cui una (la ragazza in questione) in possesso dei requisiti richiesti e l’altra (assistente a contratto presso il laboratorio di Teorie e Tecniche del Linguaggio Radiotelevisivo del nostro ateneo) no. Lasciamo la parola alla protagonista:

Il giorno 13 Maggio 2009 il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Gestionale dell’Università di Padova indice un Bando di Concorso rivolto a laureati, per fare delle interviste video-registrate per un Forum organizzato dallo stesso Dipartimento. Il lavoro dura solo una settimana, dal 21 al 29 maggio ed il compenso è di 4.400 euro lordi…! partecipo, poichè posseggo i requisiti. Il 21 maggio faccio il colloquio, siamo solo io ed un altra ragazza a parteciparvi. Il colloquio mi va molto bene, mi lodano e mi chiedono addirittura se ho l’attrezzatura per fare il lavoro. La sera dello stesso giorno mi comunicano telefonicamente che il concorso è stato vinto dall’altra ragazza. Poichè la cosa mi stranisce (dato l’esito positivo che aveva avuto il colloquio) chiedo di visionare gli atti del concorso. Mi mandano i documenti relativi che ho richiesto, da questi apprendo che la ragazza che ha vinto il concorso non ha la laurea, nè triennale, nè specialistica! Era un requisito richiesto per essere ammessi alla candidatura, lei non lo possedeva…è evidente che Il Dipartimento in questione ha compiuto un atto illegale, lo conferma l’avvocato a cui mi sono rivolta per averne la certezza. Volevo fare ricorso al TAR, infatti. Ma il mio avvocato mi ha detto che ultimamente il TAR tende a risolvere le cause contro la pubblica amministrazione in modo “compensativo”, cioè se vinci annulla l’atto contro cui fai ricorso, ma non obbliga  la pubblica amministrazione a rimborsarti le spese che la parte accusatoria (in questo caso io) ha sostenuto. E’ evidente che si tratta di una mossa volta a dissuadere i cittadini a fare ricorso contro le pubbliche amministrazioni…va da sè che di fronte alla possiblità (molto probabile, a detta del mio legale) di perdere interamente i 2000 euro che avrei speso per fare ricorso e di fronte all’impossiblità di recuperare il lavoro che illegittimamente il Dipartimento di Ingengneria dell’Università di Padova mi ha negato (pur essendo io l’unica che, in base al bando da loro stessi definito, ne aveva i requisiti), ho rinunciato a fare ricorso. Come potete constatare mi trovo di fronte a una duplice inguistizia: quella della mia Università alla quale per 6 anni ho pagato le tasse, e quella del mio Paese che agisce per evitare che io cittadina italiana chieda giustizia ad una pubblica amministrazione. Ulteriore conferma della corruzione palese in cui sguazza l’Italia (Università compresa, UNIVERSITà DEGLI STUDI DI PADOVA compresa) e della volontà della giustizia e probabilmente del governo per estensione di lasciare noi cittadini a testa bassa, nell’impossiblità materiale di pretendere giustizia e lottare attraverso di essa. Non credo molto ultimamente che nelle condizioni attuali dell’Italia ci si possa risollevare dallo stato di profonda crisi isituzionale, culturale, morale in cui ci troviamo. Le leggi a quanto pare non servono molto in concreto a combattere questa situazione, l’onestà del cittadino neanche. Quello che paga, ancora una volta, è il clientelismo, il favoritismo, i mezzucci privati per “tirare a campare”. Vorrei per ultimo spezzare una lancia a sfavore dell’Università degli Studi di Padova, che si fregia di rettitudine e buon funzionamento a dispetto delle norme penalizzanti che il governo ha voluto introdurre negli ultimi mesi in ambito di ricerca universitaria. Come si può da quest’accadimento constatare (accadimento che evidentemente non è un’ eccezione) l’Università degli Studi di Padova non è altro che una delle tante Università d’Italia responsabile di comportamenti clientelari e illegittimi, portati avanti senza neanche troppa eleganza. Evidentemente nulla di migliore rispetto a molte altre Università, incluso del Merdione.
Vi prego di far girare questo messaggio, grazie.

Allegata al curriculum della vincitrice, richiesto dalla concorrente scartata, appare un rimando ad una norma, che suona un po’ come una giustificazione ex post…: art.46 del DL del 25/06/2008 diventata legge il 6/8/2008 n.133: si prescinde dal requisito della comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti  d’opera per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi o con soggetti che  operino nel campo dell’arte, dello spettacolo o dei mestieri artigianali, ferma restando la necessità di  accertare la maturata esperienza nel settore.
Peccato che di questa norma non ci fosse traccia nel bando a cui le due ragazze hanno risposto.

Dal nostro modesto osservatorio di rappresentanti degli studenti ci chiediamo chi abbia stilato quel bando e secondo quali criteri. L’andamento generale della vicenda, con un concorso effettuato a Forum già in corso, un compenso decisamente sopra la media se raffrontato all’impegno richiesto (oltre 500 euro al giorno) e la scelta di una candidata priva dei requisiti minimi, nonché già sotto contratto da parte dell’Università, genera inevitabilmente sospetti di irregolarità. Ci auguriamo, ovviamente, che tali sospetti siano infondati, e che qualche dettaglio risolutivo nel processo di selezione sia sfuggito a noi e all’interessata, perché i bandi ad personam sono un costume, per quanto diffuso, degno della peggior tradizione clientelare della burocrazia italiana.

Chiediamo perciò  al magnifico rettore, al preside della Facoltà, al direttore del Dipartimento e al difensore civico dell’ateneo che sia fatta piena luce su questa vicenda, che, da qualsiasi punto la si guardi, non fa fare bella figura alla nostra Università.

 

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