asu

September 28, 2009

APERITIVO CON LO SCIENZIATO

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Giovedì 1 ottobre ore 18.00  ci sarà un nuovo aperitivo con lo scienziato, dal titolo LE TERRE DI MEZZO: fra la fisica classica e la fisica quantistica. Domande e risposte nel regno delle "nanocose".
Sempre al Circolo ARCI ‘Luna Nuova’ via barbarigo 12 (vicino al ‘23′).
Si parlerà della terra di confine tra la fisica classica e la fisica quantistica, luogo una volta pensato inesplorabile e oggi raggiunto dalle nanotecnologie.
Ad illustrare l’argomento ci penserà il prof. Alberto Carnera, fisico della stato solido presso il dipartimento di Fisica dell’Università di Padova.
In allegato la locandina.

L’appuntamento è divulgativo e aperto a tutti! Non solo agli studenti di Scienze!

La tessera ARCI è necessaria e potete farla anche in ASU (via S.Sofia 5) o direttamente al circolo. In compenso sarà offerto l’aperitivo da ASU e Sindacato degli Studenti.

September 24, 2009

Loro puntano a divederci?

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E noi costruiamo unità e alleanze, un minuto prima. È questa la sfida degli studenti universitari del Nordest, a un anno dall’esplosione dell’Onda.
La cifra dell’autunno 2009, da ciò che l’estate lascia presagire, potrebbe essere infatti quella del tutti contro tutti: atenei «virtuosi» contro atenei «spendaccioni», nord contro sud, italiani contro migranti, precari contro garantiti, studenti contro lavoratori, dipendenti pubblici contro privati. Sono molte le fratture che chi di dovere sta sapientemente coltivando, per indebolire un quadro sociale già fortemente frammentato e scongiurare il rischio di un nuovo movimento di opposizione reale.
L’offensiva governativa sull’università, del resto, non si è fermata: la Gelmini in grande spolvero ha annunciato a luglio accorpamenti tra gli atenei, pieni poteri a cda con il 40% di membri esterni e delega al governo per riformare il diritto allo studio. In che senso? A indicarlo ci hanno pensato Tremonti e il solito plotone di bocconiani e baroni assortiti sulla grande stampa: vanno alzate le tasse universitarie, serve «una riconsiderazione generale di alcuni aspetti del diritto allo studio», ovviamente «accompagnato dal ripensamento dei prestiti d’ onore» (il presidente della Crui Enrico Decleva), perché «il costo dei sistemi universitari è ovunque crescente nel mondo» e quindi va superato «il tabù dell’intoccabilità delle rette» (Attilio Oliva, presidente della lobby TreeLLLe), dato che «l’università di fatto gratuita non ce la possiamo più permettere» (l’immancabile Francesco Giavazzi).
La linea è limpida: si rinuncia al sistema educativo come luogo di produzione della ricchezza sociale in grado di dare un futuro all’Italia e, con la scusa di combattere gli sprechi, si mette l’università in mano al mercato, cioè agli stessi potentati politico-economico-clientelari a cui ci si oppone a parole. Uno scenario medievale, perfettamente corrispondente al tutto contro tutti di cui sopra.
È per questo che nel mondo studentesco l’estate è stata spesa alla ricerca di alleanze, con l’obiettivo di superare questo isolamento. A Venezia a muoversi sono stati soprattutto i gruppi che fanno riferimento al circuito Uniriot, con la quarta edizione della Global Beach, che ha ospitato il 3 settembre un’affollata assemblea studentesca: l’obiettivo del mondo disobbediente è far incontrare l’Onda veneziana con altri settori del precariato culturale, dai lavoratori dello spettacolo in lotta contro i tagli al Fus agli interinali della Biennale, assumendo come centrale la questione del reddito, in grado, a loro parere, di unificare le lotte e imporre l’autoriforma dal basso. Una piattaforma non molto distante da quella lanciata dal network di Sinistra Critica: un incontro autoconvocato di tutta la sinistra politica, sociale e sindacale, per costruire «un’unità di classe».
Punta a rompere l’isolamento anche l’iniziativa che sta prendendo forma negli atenei del Nordest, con il lavoro comune avviato da tre storiche realtà studentesche: l’Asu (Padova), Charta 91 (Trento) e la Lista di Sinistra (Trieste) si stanno infatti già confrontando su un autunno che affronteranno per la prima volta insieme. Un’unità assolutamente inedita e non solamente geografica: padovani, trentini e triestini hanno aderito in agosto al Riot Village di Otranto, in cui è stato lanciato l’appello per una storica assemblea nazionale, da tenere a Roma il 10 e l’11 ottobre, che vedrà per la prima volta insieme studenti medi, universitari e dottorandi. Sotto lo slogan «Hanno rapito il futuro» si riunisce gran parte delle realtà indipendenti sparse per l’Italia, pronte a superare i tradizionali steccati di categoria per impegnare tutti i soggetti in formazione in una grande vertenza collettiva sul futuro e sul ruolo della conoscenza.
Se il nostro mondo è atomizzato e frammentato, sembrano dire gli universitari, spetta a noi costruire legami e connessioni, in grado, per una volta, di farci uscire dai fortini degli atenei «fabbriche di futuro», per affrontare a viso aperto le lotte del presente.

September 18, 2009

15 secondi di celebrità

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Un paio di articoli che parlano (anche) di noi apparsi sul Manifesto e Blow Up

"Hanno rapito il nostro futuro" (Il Manifesto): QUI

 "Niobe e Guido Moebius @ Summer Student Festival" (Blow Up): QUI

September 14, 2009

Hanno rapito il nostro futuro - assemblea nazionale studentesca 10-11 ottobre a Roma

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Hanno rapito il nostro futuro.

Precarietà, privatizzazione della conoscenza, individualismo sfrenato e competitività come unico modello relazionale sono gli strumenti con cui i "poteri forti" del neoliberismo delle "democrazie deboli" hanno privato le nostre generazioni di una prospettiva di vita. Siamo stati ingabbiati in un eterno presente di mera sopravvivenza, privati di luoghi collettivi in cui progettare il nostro futuro e del tempo in cui dispiegare le nostre ambizioni, rendendoci ricattabili e impedendoci di reagire.

Siamo privi di tutele sociali, siamo precari, siamo soli e atomizzati, siamo indifesi, sembriamo impauriti da una società chiusa, omofoba, razzista, frammentata. Viviamo in un mondo fondato su una legge della giungla che viene mascherata da competitività, una società in cui l’assenza dello Stato e di mobilità sociale vengono nascoste dalla falsa retorica del "self made man" e di una finta meritocrazia. Siamo intrappolati in un tempo senza memoria e quindi senza futuro, in una vita in cui anche necessità e desideri vengono piegati agli interessi del mercato. La prospettiva di una vita che possa essere migliore in un futuro indefinito, consente a tanti di sopportare la violenza del mondo in cui viviamo, privati della possibilità di trasformare ciò che ci circonda.

Lo smantellamento degli spazi pubblici della formazione e la mercificazione della conoscenza sono stati gli strumenti attraverso cui si sta realizzando questo processo.

In Italia governi di ogni colore, con leggi, decreti e finanziarie, hanno perseguito questo obiettivo sulla scia di trend internazionali, di cui il Bologna process è solo la punta di un iceberg.

Seppur con proposte tecniche differenti , negli ultimi 15 anni, il filo conduttore di un tale processo è stato lo stesso: asservire su scala globale e locale il sapere e le conoscenze alle logiche del mercato. Ciò è avvenuto attraverso la riduzione dei livelli qualitativi della didattica, la marginalizzazione e riduzione all’impotenza della ricerca pubblica, l’immissione di ingenti investimenti e incentivi per il privato, riduzione dei tempi di studio e della democrazia all’interno degli ultimi grandi luoghi collettivi rimasti: scuole, accademie ed università.

In un contesto di profonda caoticità , tra riforme sovrapposte in una babele senza voce, in assenza di risorse e speranze, il sistema formativo italiano si appresta a pagare concretamente la crisi. E se scuola e università subiranno la crisi a pagarla per primi saranno le studentesse e gli studenti.

L’Onda, nell’autunno 2008 ha aperto una grande battaglia su scala nazionale e locale, non solo per impedire al Governo di varare una legge grave come la L.133/08, ma anche per aprire una battaglia su un tema di portata ormai emergenziale: una vertenza sul futuro.

Gli studenti hanno occupato le facoltà e le scuole, bloccato strade e stazioni, conquistato il consenso e la "simpatia" di gran parte del Paese, sono scesi in piazza in centinaia di migliaia. L’Onda ha posto con urgenza la questione di una prospettiva di vita sempre più in bilico, un futuro senza attributi differenti da precarietà, sfruttamento e incertezza.

A un anno dalle mobilitazioni dell’Onda, il futuro è ancora più vicino e la rabbia più profonda.

Nella convinzione che il sapere acquisti senso solo in un’ottica di cooperazione, a partire da scuole, accademie ed università, è necessario ricostruire una dimensione collettiva dell’agire politico, contrastando le logiche di competizione e concorrenza di cui i luoghi del sapere sono sempre più permeati.

La competizione tra atenei per chi si accaparra il maggior quantitativo di FFO, l’abolizione del tempo pieno, l’annullamento della democrazia con il DDL Aprea e la riforma della governance, la competizione tra studenti per chi passa un test d’ingresso, la reintroduzione del voto di condotta, sono tutti elementi che si radicano nella società, rendendola ancor più iniqua.

Dobbiamo ricostruire la capacità di attribuire un senso e ridare un ruolo ai luoghi in cui si produce conoscenza, difendendone la centralità e l’indipendenza dalle logiche del mercato. Tale tema è ancor più attuale alla luce del rischio concreto di una abolizione del valore legale del titolo di studi, che metterebbe una pietra tombale sulla distinzione tra il pubblico e il privato nel mondo della formazione. Come studentesse e studenti crediamo di dover aprire una nuova stagione di lotte che si intrecci con forza con il tema del lavoro e di una crisi i cui effetti si sentiranno con maggior vigore nei prossimi mesi.

Il Governo distrugge i nostri spazi, le scuole, le accademie e le università e maschera dietro un’attenta strategia comunicativa, che prova a dissimulare tagli e privatizzazioni con una retorica della riduzione di sprechi e privilegi. Sarà quindi tanto più complesso quanto necessario, costruire una visione d’insieme dei singoli provvedimenti, che insieme portano ad effetti ancor più devastanti della legge 133.

Se l’Onda del 2008 è stato il nostro "maggio", l’autunno 2009 - a 40 anni di distanza dal ’69 - dovrà essere il nostro "autunno caldo". Un autunno caldo da non fraintendere con nostalgiche riproposizioni di modelli passati, dovremo, invece, costruire un alto livello della conflittualità, intrecciando le battaglie locali nei luoghi della formazione, nelle città, nei luoghi del lavoro. Da questo intreccio nasce e si definisce un tessuto e una mappa in cui i percorsi delle lotte acquistano senso.

Per questo serve riprendere da subito un cammino collettivo, fondato sul confronto e proiettato sul futuro, intrecciando i bisogni di ciascuno in una lotta di tutti, un cammino in cui le lotte siano i passi, e la strada le idee

Intendiamo creare uno spazio di discussione aperto a tutti coloro che sentono l’esigenza di costruire connessioni e coordinarsi da nord a sud, un’assemblea nazionale delle studentesse e degli studenti delle scuole, delle accademie, delle università, dei dottorandi, a Roma, il 10 e 11 ottobre per dare l’avvio alle lotte sociali e studentesche in una dimensione di massa e partecipata.

C’è bisogno di noi, c’è bisogno di una diga per fermarli e di un onda per travolgerli, hanno rapito il nostro futuro, vogliamo riprendercelo, stiamo arrivando.

Hanno firmato finora:

  • ASU (Padova)
  • Charta 91 (Trento)
  • Collettivo di Lettere e Filosofia (Bari)
  • Lista di Sinistra (Trieste)
  • ASINU (Salerno-Fisciano)
  • UdUBari
  • UdULecce
  • UdUNapoli
  • UdURoma
  • UdUSiena
  • UdUTaranto
  • Unione degli Studenti

(lista aggiornata al 10 settembre 2009)

Per informazioni e adesioni: hannorapitoilfuturo@gmail.com www.hannorapitoilfuturo.org

September 6, 2009

80% degli affitti in nero?

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Sono perplito....

 

Allora il mattino (qui l’articolo)sostiene nel titolo che l’80% degli affitti di Padova è in nero ma nello stesso articolo scrive:

Partendo dai nominativi dei 43 mila studenti fuori sede iscritti all’Università di Padova, gli investigatori hanno trovato 10 mila posizioni anomale (i cui dati confrontanti non combaciavano). Da queste 10 mila posizioni, 900 sono risultate «fuori norma», ovvero caratterizzate da indici di pericolosità, tanto per utilizzare il linguaggio tecnico degli investigatori. Che hanno deciso di inviare i primi 80 questionari: i risultati sono stati sorprendenti.
 

L’ottanta per cento delle prime 50 posizioni analizzate sono risultate fuorilegge.

Questo vuol dire che su 43000 studenti fuori sede, 10000 (23%) hanno mostrato nell’incrocio tra banche dati posizioni "anomale", di questi 10000 ben 900 (2% dei 43000 studenti) sono risultate "fuori norma". Infine tra questi 900 "fuori norma" ne hanno controllati 50 (0,1% di 43000) (si presume tra i più sospetti) e guarda caso l’80% dei 50 casi è risultato in nero (ovvero 40 casi (0,1% di 43000)). Supponendo anche che il coefficiente dell’80% sia applicabile ai 10000 casi risultati "anomali" si tratterebbe di 8000 casi ovvero il 19% dei 43000 fuori sede. ALTRO CHE 80% DEGLI STUDENTI VIVONO IN NERO! ANCHE CONSIDERANDO IL CASO PIU’ SFAVOREVOLE (CIOE’ CONSIDERANDO PRATICAMENTE TUTTI I SOSPETTI COLPEVOLI) SI TRATTA AL MAX DEL 20%…FORSE QUALCHE CONTO NON TORNA

September 4, 2009

Per una vera sicurezza “Cena per tutti”

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Sicurezza? Per molti sarà disperazione! Possiamo accettare leggi speciali contro persone colpevoli solo di essere più sfortunate di altre? Sono loro la causa della crisi? No! Saranno le prime vittime. L’attuale legge sicurezza, invece che aiutare chi ha onestamente lavorato e pagato i contributi, lo dichiara colpevole del reato di clandestinità solo perché ha perso il lavoro.

È una grande ingiustizia che ci disonora tutti. Anche noi teniamo alla legalità, al benessere e alla tranquillità, ma aiutandoci, non respingendoci. La crisi è mondiale, riguarda tutti. È ingiusto e crudele scaricarla sui più deboli per salvarci. O affrontiamo la realtà, pur drammatica, insieme, o anche noi ne verremo travolti.

Ci sono tanti modi per dire che non possiamo accettare questa legge-sicurezza (ecco i perchè dei nostri no) e che vogliamo venga cambiata subito. Il più bello, il più semplice e il più piacevole per noi è mangiare assieme. Come dire che siamo della stessa famiglia, che vogliamo essere e restare amici con gli altri, mai nemici. Che vogliamo condividere l’impegno perché ognuno si senta di casa nella nostra Città. Perché chi si trova in difficoltà possa presto godere di sedersi a tavola con la sua famiglia e i suoi amici con la tranquillità di un lavoro dignitoso.
È un modo nuovo di scoprire che ognuno di noi ha bisogno degli altri, di tutti gli altri. La cena sarà conclusa da un intervento di Moni Ovadia.

E’ gradito un cenno di adesione al numero 049 8070522. Scarica il volantino, clicca qui.

(Da Ecopolis)

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