
Hanno rapito il nostro futuro.
Precarietà, privatizzazione della conoscenza, individualismo sfrenato e competitività come unico modello relazionale sono gli strumenti con cui i "poteri forti" del neoliberismo delle "democrazie deboli" hanno privato le nostre generazioni di una prospettiva di vita. Siamo stati ingabbiati in un eterno presente di mera sopravvivenza, privati di luoghi collettivi in cui progettare il nostro futuro e del tempo in cui dispiegare le nostre ambizioni, rendendoci ricattabili e impedendoci di reagire.
Siamo privi di tutele sociali, siamo precari, siamo soli e atomizzati, siamo indifesi, sembriamo impauriti da una società chiusa, omofoba, razzista, frammentata. Viviamo in un mondo fondato su una legge della giungla che viene mascherata da competitività, una società in cui l’assenza dello Stato e di mobilità sociale vengono nascoste dalla falsa retorica del "self made man" e di una finta meritocrazia. Siamo intrappolati in un tempo senza memoria e quindi senza futuro, in una vita in cui anche necessità e desideri vengono piegati agli interessi del mercato. La prospettiva di una vita che possa essere migliore in un futuro indefinito, consente a tanti di sopportare la violenza del mondo in cui viviamo, privati della possibilità di trasformare ciò che ci circonda.
Lo smantellamento degli spazi pubblici della formazione e la mercificazione della conoscenza sono stati gli strumenti attraverso cui si sta realizzando questo processo.
In Italia governi di ogni colore, con leggi, decreti e finanziarie, hanno perseguito questo obiettivo sulla scia di trend internazionali, di cui il Bologna process è solo la punta di un iceberg.
Seppur con proposte tecniche differenti , negli ultimi 15 anni, il filo conduttore di un tale processo è stato lo stesso: asservire su scala globale e locale il sapere e le conoscenze alle logiche del mercato. Ciò è avvenuto attraverso la riduzione dei livelli qualitativi della didattica, la marginalizzazione e riduzione all’impotenza della ricerca pubblica, l’immissione di ingenti investimenti e incentivi per il privato, riduzione dei tempi di studio e della democrazia all’interno degli ultimi grandi luoghi collettivi rimasti: scuole, accademie ed università.
In un contesto di profonda caoticità , tra riforme sovrapposte in una babele senza voce, in assenza di risorse e speranze, il sistema formativo italiano si appresta a pagare concretamente la crisi. E se scuola e università subiranno la crisi a pagarla per primi saranno le studentesse e gli studenti.
L’Onda, nell’autunno 2008 ha aperto una grande battaglia su scala nazionale e locale, non solo per impedire al Governo di varare una legge grave come la L.133/08, ma anche per aprire una battaglia su un tema di portata ormai emergenziale: una vertenza sul futuro.
Gli studenti hanno occupato le facoltà e le scuole, bloccato strade e stazioni, conquistato il consenso e la "simpatia" di gran parte del Paese, sono scesi in piazza in centinaia di migliaia. L’Onda ha posto con urgenza la questione di una prospettiva di vita sempre più in bilico, un futuro senza attributi differenti da precarietà, sfruttamento e incertezza.
A un anno dalle mobilitazioni dell’Onda, il futuro è ancora più vicino e la rabbia più profonda.
Nella convinzione che il sapere acquisti senso solo in un’ottica di cooperazione, a partire da scuole, accademie ed università, è necessario ricostruire una dimensione collettiva dell’agire politico, contrastando le logiche di competizione e concorrenza di cui i luoghi del sapere sono sempre più permeati.
La competizione tra atenei per chi si accaparra il maggior quantitativo di FFO, l’abolizione del tempo pieno, l’annullamento della democrazia con il DDL Aprea e la riforma della governance, la competizione tra studenti per chi passa un test d’ingresso, la reintroduzione del voto di condotta, sono tutti elementi che si radicano nella società, rendendola ancor più iniqua.
Dobbiamo ricostruire la capacità di attribuire un senso e ridare un ruolo ai luoghi in cui si produce conoscenza, difendendone la centralità e l’indipendenza dalle logiche del mercato. Tale tema è ancor più attuale alla luce del rischio concreto di una abolizione del valore legale del titolo di studi, che metterebbe una pietra tombale sulla distinzione tra il pubblico e il privato nel mondo della formazione. Come studentesse e studenti crediamo di dover aprire una nuova stagione di lotte che si intrecci con forza con il tema del lavoro e di una crisi i cui effetti si sentiranno con maggior vigore nei prossimi mesi.
Il Governo distrugge i nostri spazi, le scuole, le accademie e le università e maschera dietro un’attenta strategia comunicativa, che prova a dissimulare tagli e privatizzazioni con una retorica della riduzione di sprechi e privilegi. Sarà quindi tanto più complesso quanto necessario, costruire una visione d’insieme dei singoli provvedimenti, che insieme portano ad effetti ancor più devastanti della legge 133.
Se l’Onda del 2008 è stato il nostro "maggio", l’autunno 2009 - a 40 anni di distanza dal ’69 - dovrà essere il nostro "autunno caldo". Un autunno caldo da non fraintendere con nostalgiche riproposizioni di modelli passati, dovremo, invece, costruire un alto livello della conflittualità, intrecciando le battaglie locali nei luoghi della formazione, nelle città, nei luoghi del lavoro. Da questo intreccio nasce e si definisce un tessuto e una mappa in cui i percorsi delle lotte acquistano senso.
Per questo serve riprendere da subito un cammino collettivo, fondato sul confronto e proiettato sul futuro, intrecciando i bisogni di ciascuno in una lotta di tutti, un cammino in cui le lotte siano i passi, e la strada le idee
Intendiamo creare uno spazio di discussione aperto a tutti coloro che sentono l’esigenza di costruire connessioni e coordinarsi da nord a sud, un’assemblea nazionale delle studentesse e degli studenti delle scuole, delle accademie, delle università, dei dottorandi, a Roma, il 10 e 11 ottobre per dare l’avvio alle lotte sociali e studentesche in una dimensione di massa e partecipata.
C’è bisogno di noi, c’è bisogno di una diga per fermarli e di un onda per travolgerli, hanno rapito il nostro futuro, vogliamo riprendercelo, stiamo arrivando.
Hanno firmato finora:
- ASU (Padova)
- Charta 91 (Trento)
- Collettivo di Lettere e Filosofia (Bari)
- Lista di Sinistra (Trieste)
- ASINU (Salerno-Fisciano)
- UdUBari
- UdULecce
- UdUNapoli
- UdURoma
- UdUSiena
- UdUTaranto
- Unione degli Studenti
(lista aggiornata al 10 settembre 2009)
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Per informazioni e adesioni: hannorapitoilfuturo@gmail.com www.hannorapitoilfuturo.org