Loro puntano a divederci?
E noi costruiamo unità e alleanze, un minuto prima. È questa la sfida degli studenti universitari del Nordest, a un anno dall’esplosione dell’Onda.
La cifra dell’autunno 2009, da ciò che l’estate lascia presagire, potrebbe essere infatti quella del tutti contro tutti: atenei «virtuosi» contro atenei «spendaccioni», nord contro sud, italiani contro migranti, precari contro garantiti, studenti contro lavoratori, dipendenti pubblici contro privati. Sono molte le fratture che chi di dovere sta sapientemente coltivando, per indebolire un quadro sociale già fortemente frammentato e scongiurare il rischio di un nuovo movimento di opposizione reale.
L’offensiva governativa sull’università, del resto, non si è fermata: la Gelmini in grande spolvero ha annunciato a luglio accorpamenti tra gli atenei, pieni poteri a cda con il 40% di membri esterni e delega al governo per riformare il diritto allo studio. In che senso? A indicarlo ci hanno pensato Tremonti e il solito plotone di bocconiani e baroni assortiti sulla grande stampa: vanno alzate le tasse universitarie, serve «una riconsiderazione generale di alcuni aspetti del diritto allo studio», ovviamente «accompagnato dal ripensamento dei prestiti d’ onore» (il presidente della Crui Enrico Decleva), perché «il costo dei sistemi universitari è ovunque crescente nel mondo» e quindi va superato «il tabù dell’intoccabilità delle rette» (Attilio Oliva, presidente della lobby TreeLLLe), dato che «l’università di fatto gratuita non ce la possiamo più permettere» (l’immancabile Francesco Giavazzi).
La linea è limpida: si rinuncia al sistema educativo come luogo di produzione della ricchezza sociale in grado di dare un futuro all’Italia e, con la scusa di combattere gli sprechi, si mette l’università in mano al mercato, cioè agli stessi potentati politico-economico-clientelari a cui ci si oppone a parole. Uno scenario medievale, perfettamente corrispondente al tutto contro tutti di cui sopra.
È per questo che nel mondo studentesco l’estate è stata spesa alla ricerca di alleanze, con l’obiettivo di superare questo isolamento. A Venezia a muoversi sono stati soprattutto i gruppi che fanno riferimento al circuito Uniriot, con la quarta edizione della Global Beach, che ha ospitato il 3 settembre un’affollata assemblea studentesca: l’obiettivo del mondo disobbediente è far incontrare l’Onda veneziana con altri settori del precariato culturale, dai lavoratori dello spettacolo in lotta contro i tagli al Fus agli interinali della Biennale, assumendo come centrale la questione del reddito, in grado, a loro parere, di unificare le lotte e imporre l’autoriforma dal basso. Una piattaforma non molto distante da quella lanciata dal network di Sinistra Critica: un incontro autoconvocato di tutta la sinistra politica, sociale e sindacale, per costruire «un’unità di classe».
Punta a rompere l’isolamento anche l’iniziativa che sta prendendo forma negli atenei del Nordest, con il lavoro comune avviato da tre storiche realtà studentesche: l’Asu (Padova), Charta 91 (Trento) e la Lista di Sinistra (Trieste) si stanno infatti già confrontando su un autunno che affronteranno per la prima volta insieme. Un’unità assolutamente inedita e non solamente geografica: padovani, trentini e triestini hanno aderito in agosto al Riot Village di Otranto, in cui è stato lanciato l’appello per una storica assemblea nazionale, da tenere a Roma il 10 e l’11 ottobre, che vedrà per la prima volta insieme studenti medi, universitari e dottorandi. Sotto lo slogan «Hanno rapito il futuro» si riunisce gran parte delle realtà indipendenti sparse per l’Italia, pronte a superare i tradizionali steccati di categoria per impegnare tutti i soggetti in formazione in una grande vertenza collettiva sul futuro e sul ruolo della conoscenza.
Se il nostro mondo è atomizzato e frammentato, sembrano dire gli universitari, spetta a noi costruire legami e connessioni, in grado, per una volta, di farci uscire dai fortini degli atenei «fabbriche di futuro», per affrontare a viso aperto le lotte del presente.

















