Gli studenti potrebbero essere la soluzione
In seguito agli articoli del professor Allievi pubblicati sul Mattino, ci sembra più che opportuno intervenire nel dibattito sull’idea e sull’abitabilità della città di Padova. Da molti anni l’ASU – Associazione Studenti Universitari si occupa di coltivare le relazioni tra gli studenti e la città: è esatto purtroppo dire che a Padova si vive per compartimenti stagni, e che particolari categorie di cittadini, anche piuttosto numerose, hanno difficoltà a trovare spazi di socialità che non siano considerati sostanzialmente di disturbo.
Sebbene il Comune di Padova abbia da sempre un rapporto privilegiato con l’istituzione Università, il rapporto tra i residenti del comune e gli studenti universitari è però già da sempre altalenante, fatto di luci ed ombre; all’apertura dell’anno accademico il presidente del Consiglio degli Studenti ha ricordato come ad esempio un paio di secoli fa fossero descritti come “burloni ed irrequieti”, incapaci di rispettare il sonno dei lavoratori e la quiete del centro, però anche incuriositi dalle proprie materie e pronti a spendersi generosamente per il bene della città e dell’Italia tutta.
Gli attriti che poco giovano alla condivisione dello spazio urbano sembra si siano acuiti negli ultimi due anni in particolare: a più riprese, sui quotidiani locali e sui social network, sono apparse prese di posizione contrapposte di lamentela e di denuncia reciproca. Da una parte i residenti richiedono quella calma e quel rispetto che sentono come dovuti a chi lavora e vive contribuendo al benessere ed alla serenità di tutta la comunità. Dall’altra gli studenti (categoria fonte di un grande guadagno economico per le casse private e comunali, e principali clienti di una notevole parte degli esercizi commerciali in città) chiedono di poter esprimere la propria creatività ed il proprio entusiasmo liberamente, sia pur rispettando quelle norme basilari di civile convivenza che garantiscono la compresenza di soggetti diversi in un solo spazio.
Già con la nostra campagna “Senza noi Padova muore” avevamo voluto sottolineare quanto del benessere padovano derivi banalmente dagli introiti che portano gli studenti – ma la questione va ben oltre gli interessi reciproci e a tratti contrastanti tra residenti e studenti. Siamo assolutamente concordi su tutto ciò che spiega il professor Allievi, e siamo stati da sempre attivi organizzatori di iniziative culturali nelle piazze e nei parchi della città - ritagliando spazi anche in luoghi che risultano per chi gestisce la città marginali non solo fisicamente ma ahimè anche concettualmente - che solo parzialmente sono stati riconosciuti come un contributo alla vita cittadina. Quello che manca, malgrado gli sforzi portati avanti da associazioni come la nostra che resistono alla mancanza di progettualità e consapevolezza che pervade come nebbia la nostra bella città, è una cultura della partecipazione e della condivisione. Parlare di spazi e di socialità è parlare di cittadinanza: ovvero il diritto alla socialità sostanzia il modo in cui una città considera i propri cittadini; la scelta è tra usarli rispetto a una certa loro funzione (economica, fiscale, elettorale) e lasciarli da parte nei momenti della loro vita in cui questa non risulta preponderante, oppure considerare ogni abitante della città come un soggetto imprescindibile per la costruzione della cittadinanza stessa. Ora che finalmente sembra che un dibattito franco e aperto sia irrinunciabile, l’ASU è pronta come sempre a dare il proprio contributo; gli studenti (e tutte gli altri soggetti percepiti come alterità) non possono essere un problema per Padova – potrebbero essere semmai soluzione. Discutiamo, confrontiamoci, parliamoci, coinvolgiamo tutte le realtà che tutti i giorni contribuiscono a rendere questa città culturalmente viva.

Thanks for sharing. i really appreciate it .
Comment by discount north face jackets — November 17, 2012 @ 2:37 am