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January 14, 2012

Sì al DES, no al ghetto del casin

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Di ieri la notizia che un bar gestito da due giovani di meno di trent’anni non ha potuto aprire pur avendo i permessi. Il fatto è avvenuto nei pressi dell’ormai famosa via Bernina, nel quartiere Arcella di Padova. Ricordiamo che da un anno fa ad oggi nella zona sono stati chiusi uno alla volta i diversi locali con orari di apertura fino alle 2 di notte ove rifluivano i giovani cacciati dal centro a causa della chiusura obbligatoria alle 24.

Il fatto è increscioso per due motivi: il primo è la totale incapacità di cogliere che se un quartiere è vissuto è più sicuro: tutte le statistiche riguardanti il legame tra la presenza di locali aperti in una zona residenziale in orari notturni e la sua sicurezza lo danno per assodato, non comprenderlo è una visione ideologica della sicurezza, che fa a pugni con la realtà.

Il secondo è che, in un tempo di crisi economica e di difficoltà di accesso al mondo del lavoro, sia impedito a giovanissimi che tentano di proiettarsi nel mondo del lavoro di aprire un locale, tanto più che esso aveva finalità socio-culturali, e non prettamente lucrative.

Purtroppo il Comune di Padova, ed il Sindaco in primis, si dimostrano ancora una volta miopi rispetto al ruolo dei giovani per la città: importatori di ricchezza, impegnati nel volontariato, costruttori di nuove buone pratiche da cui tutti i cittadini poi traggono guadagno. Amministrare una realtà urbana significa rendere dialoganti le sue parti, non favorire chi vota creando un clima di tensione e di sospetto, educare alla condivisione dello spazio e del tempo, non sfruttare i pregiudizi e le lamentele.

La risposta del Segretario del PD Ruzzante, interpellato dopo la vicenda, purtroppo è sempre la solita: spostiamo la vita notturna in Corso Australia. Non concordiamo per una serie di motivi: innanzitutto perché non si può amministrativamente spostare soggetti e progetti da un capo all’altro della città pensando che siano altrettanto validi; in secondo luogo sottrarre i giovani alla vita della città rende difficile la sopravvivenza dei moltissimi esercenti che con questi lavorano; in terzo luogo è facilmente dimostrabile che la zona di via Bernina (vicina al retro di un’importante stazione, tra due grandi arterie di traffico, con ampi spazi inurbati non sorvegliati ed adeguatamente illuminati) diventerà nel giro di due anni una centrale dello spaccio e della prostituzione, con un aumento dei reati di violenza personale, proprio a causa dell’allontanamento dei giovani per via dei loro schiamazzi. Questa evoluzione, oltre ad essere molto documentata nella letteratura specialistica, si è già verificata in altre zone della città, come al Portello, dove i residenti hanno più volte scritto in siti e quotidiani che il quartiere era molto più sicuro quando c’erano i locali e gli studenti la sera. Si aggiunga che una grande concentrazione di locali notturni finalizzati esclusivamente al chiasso ed alla vendita di alcolici, non legati ad esperienze di promozione sociale, presso un’arteria a quattro corsie con un enorme parcheggio, può divenire un grave pericolo per la sicurezza.

Riguardo Corso Australia è presente in Consiglio Comunale un bellissimo progetto di recupero dell’area dell’ex-macello, ad opera del Distretto di Economia Solidale di Padova, che vorrebbe farne un luogo di socialità, di cultura, di impegno, una vera e propria cittadella dell’economia e della vita sostenibile, con un parcheggio scambiatore per biciclette (eliminando molto traffico in accesso al centro attraverso la pista ciclabile), decine di sedi di associazioni di promozione e volontariato, e un locale volto alla promozione di prodotti ed artisti locali e sconosciuti. Un progetto di recupero dell’area, ad oggi totalmente degradata, capace di ridare vita ad uno spazio attualmente sottratto alla vita della città, fatta esclusione per la solitaria presenza di Altragricoltura, che già da sola da anni rema in questa direzione.

Per quanto riguarda gli spritz, come diceva Zanonato meno di dieci anni fa in campagna elettorale, “sono un fattore di coesione sociale”, l’unica soluzione è rendere ai locali il diritto di tener aperto fino alle 2 di notte, responsabilizzando, anche con sanzioni in termini di orario, ma selettive, gli esercenti, e di spingere le realtà studentesche e i comitati di quartiere a confrontarsi e collaborare per il benessere di tutti.

ASU – Associazione Studenti Universitari

4 Comments »

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